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Allergie agli anestetici locali in odontoiatria: come riconoscerle e cosa fare

La tecnologia moderna ha fatto passi da gigante e la medicina è cresciuta di pari passo, arrivando a ideare soluzioni innovative in grado di dare risultati efficienti con il minimo disagio da parte del paziente.

Questo è anche il caso degli anestetici locali: al giorno d’oggi, infatti, sono altamente efficaci ed è molto raro che questi possano provocare reazioni allergiche. È stato visto che ciò può accadere nel 2-5% delle procedure e solitamente sono reazioni di natura tossica, ovvero dovute a una concentrazione elevata di anestetico nel sangue (situazione assolutamente prevedibile).

Al contrario, le reazioni allergiche autentiche (ovvero dovute a una risposta eccessiva del sistema immunitario) sono ancora più rare, comparendo solo nel 0.6-1% dei casi. Per capire come agire, quindi, è prima di tutto fondamentale riconoscere la reazione allergica, comprendere se si tratta di una vera allergia o se è una reazione tossica e solo a quel punto si può scegliere l’alternativa migliore.

Come riconoscere una reazione allergica a un anestetico locale

Prima di procedere a effettuare una somministrazione, l’odontoiatra procederà a fare un’anamnesi dettagliata del paziente. Ovvero, indagherà la sua storia clinica per scoprire se vi è presenza di allergia, cosa che può essere compresa in base ai sintomi che compaiono.

Se il paziente riferisce, infatti, di aver avuto un episodio allergico in passato è fondamentale comprendere quali sono state le manifestazioni. Segni come formicolii, vertigini, svenimenti, crampi, tremori, palpitazioni e disturbi visivi non sono indicativi della presenza di un’allergia.

D’altra parte, se si sono manifestate situazioni come difficoltà respiratorie o asma, allora è richiesta maggiore attenzione. È cruciale determinare se la dispnea è di origine psicogena, magari in un paziente con una storia di asma allergico, o se è legata a una reazione allergica vera e propria agli anestetici.

Si possono poi indagare altri segni evidenti, come edema della glottide, angioedema o rash cutanei. Nel caso, durante l’anamnesi, dovessero emergere informazioni come queste è bene evitare l’anestesia locale fino a ulteriori accertamenti allergologici.

Cosa fare se si soffre di allergia agli anestetici locali

Se si sospetta la presenza di un’allergia la prima cosa da fare è procedere con degli esami e dei test allergologici per assicurarsi della reale presenza. Nessun esame può garantire con assoluta certezza che non ci sia allergia, ma eseguirli lo stesso può aiutare a fare dei check e abbassare la probabilità.

Per confermare la diagnosi, è possibile ripetere il test dopo 4-6 settimane che, grazie all’effetto booster, può evidenziare una risensibilizzazione dell’organismo all’allergene. In caso il sospetto sia ancora presente, può essere utile ridurre ulteriormente il rischio con una pre-medicazione con corticosteroidi e antistaminici.

Ad esempio, negli adulti, si possono somministrare prednisone e clorfenamina prima dell’intervento. Nei bambini il dosaggio deve essere adattato al peso corporeo, iniziando la terapia due giorni prima della procedura, ma può essere ugualmente eseguita.

Infine, esistono tecniche non farmacologiche che rappresentano valide alternative. Ne è un esempio la crioanestesia, la quale utilizza il freddo per ridurre la sensibilità nervosa, oppure la TENS (Transcutaneous Electric Nerve Stimulation), che impiega microcorrenti per alleviare il dolore.